Il fantasma del bambino del Castello della Rotta

Castello della Rotta: il fantasma del bambinoSua madre gli aveva detto più volte di tenersi lontano dal Castello della Rotta. E per convincerlo gli aveva raccontato tante storie spaventose: c’erano i fantasmi in quel vecchio maniero, rapivano i bambini e non li facevano più tornare a casa. Ma ciò non fece altro che infiammare ancora di più la fantasia di un bambino di otto anni come Jacopo*.

Sgattaiolò fuori casa una sera in cui i suoi genitori erano a cena al piano di sotto con alcuni amici. Si infilò un maglione pesante per non prendere freddo e uscì con il cielo che ormai si stava tingendo di nero. Poteva anche intravedere le prime stelle. Si incamminò per quelle stradine di campagna che conosceva bene, deserte a quell’ora.

Arrivò al Castello della Rotta. Non era come gli aveva detto sua madre: quel rudere non faceva per niente paura. Era solo grande e nero. Ma niente di più. Si avvicnò sempre di più al castello, osservando curioso e quasi rapito le mura screpolate e i mattoni divelti, insieme all’inferriata che chiudeva il cancello e impediva l’accesso al maniero.

La sua fantasia stava già volando, immaginando battaglie grandiose combattute ai piedi delle mura tra i feroci assedianti e i coraggiosi cavalieri che difendevano il castello. Quando si sentì sfiorare una spalla. Fu un momento.

Si voltò.  Di fronte a lui c’era un ragazzino, più o meno della sua stessa età. Un ragazzino come tanti. Ma la sua pelle era pallida, diafana. E nel suo sguardo c’era come una straziante nota di tristezza.

Anche la sua voce era triste. Disse che gli dispiaceva di essere scappato. Gi dispiaceva che la sua nutrice lo avesse cercato per tutto il castello, che magari lo stesse ancora cercando. Ma ora lui era lì: quei cavalli che lo avevano travolto non gli avevano fatto niente. Ore voleva solo ritornare da sua madre. E guardare nuovamente la pianura circostante dalla torre del castello, come faceva sempre.

Jacopo sentì le lacrime che gli salivano agli occhi, senza sapere bene il perché. Fece per parlare, per dirgli qualcosa. Ma il ragazzino sparì, d’un tratto. Lasciandogli addosso solo una grande tristezza.

In talune notti, specialmente d’inverno, sono molti gli abitanti di Moncalieri che affermano di aver visto il fantasma di questo bambino. E tutti lo descrivono con gli stessi, identici tratti somatici.

*nome fittizio